AGOSTINO, CONFESSIONI XIII

Negli ultimi libri delle sue Confessioni Agostino legge il libro del Genesi come paradigma della sua ri-creazione, della sua re-formatio.

22. 32. Ecce enim, Domine Deus noster, Creator noster, cum cohibitae fuerint affectiones ab amore saeculi, quibus moriebamur male vivendo, et coeperit esse anima vivens bene vivendo completumque fuerit verbum tuum, quo per Apostolum tuum dixisti: Nolite conformari huic saeculo, consequetur illud, quod adiunxisti statim et dixisti: Sed reformamini in novitate mentis vestrae (Rom. 12, 2) , non iam secundum genus (Gen. 1, 21) tamquam imitantes praecedentem proximum nec ex hominis melioris auctoritate viventes. Neque enim dixisti: ” Fiat homo secundum genus “, sed: Faciamus hominem ad imaginem et similitudinem nostram (Gen. 1, 26) , ut nos probemus, quae sit voluntas tua (Rom. 12, 2). Ad hoc enim dispensator ille tuus generans per Evangelium filios, ne semper parvulos haberet, quos lacte nutriret (1 Cor. 3, 1.) et tamquam nutrix foveret (1 Thess. 2, 7): Reformamini, inquit, in novitate mentis vestrae ad probandum vos, quae sit voluntas Dei, quod bonum et beneplacitum et perfectum (Rom. 12, 2). Ideoque non dicis: ” Fiat homo “, sed: Faciamus, nec dicis: ” Secundum genus “, sed: ad imaginem et similitudinem nostram. Mente quippe renovatus et conspiciens intellectam veritatem tuam homine demonstratore non indiget, ut suum genus imitetur, sed te demonstrante probat ipse, quae sit voluntas tua, quod bonum et beneplacitum et perfectum, et doces eum iam capacem videre trinitatem Unitatis vel unitatem Trinitatis. Ideoque pluraliter dicto: Faciamus hominem, singulariter tamen infertur: Et fecit Deus hominem, et pluraliter dicto: ad imaginem nostram, singulariter infertur: ad imaginem Dei. Ita homo renovatur in agnitione Dei secundum imaginem eius, qui creavit eum (Col. 3, 10), et spiritalis effectus iudicat omnia, quae utique iudicanda sunt ipse autem a nemine iudicatur (1 Cor 2, 15)

22. 32. Ecco dunque, Signore Dio nostro, creatore nostro, che quando i nostri affetti, causa per noi di morte per una mala vita, si saranno mortificati dall’amore del secolo, e la nostra anima comincerà ad essere davvero viva per una buona vita, e si sarà compiuta la tua parola, che dicesti per bocca del tuo Apostolo: “Non uniformatevi a questo secolo”; allora seguirà anche quanto aggiungesti subito dopo, dicendo: “Riformatevi invece, rinnovando il vostro cuore”, non però secondo la specie, quasi dovessimo imitare i nostri simili che ci precedettero, o vivere sul modello autorevole di un uomo più perfetto. Tu non dicesti: “Sia fatto l’uomo secondo la sua specie”, bensì: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”, per farci riconoscere quale sia la tua volontà. Perciò quel tuo ministro, generando dei figli attraverso il Vangelo, per non averli sempre piccoli da nutrire e allattare e tenere fra le braccia come una nutrice, esclama: “Riformatevi, rinnovando il vostro cuore, affinché possiate riconoscere da voi quale sia la volontà di Dio, che è buona, gradevole e perfetta” Perciò tu non dici: “Sia fatto l’uomo”, bensì: “Facciamo”; non dici: “secondo la sua specie”, bensì: “a nostra immagine e somiglianza”. Chi, rinnovato nel cuore, contempla e comprende la tua verità, non ha bisogno delle indicazioni di altri uomini per imitare la propria specie, ma con le tue indicazioni riconosce da se stesso quale sia la tua volontà, che è buona, gradevole e perfetta. Tu gli insegni, poiché ormai ne è capace, a vedere la trinità dell’Unità e l’unità della Trinità. Quindi è detto al plurale: “Facciamo l’uomo”, e poi aggiunto al singolare: “e fece Dio l’uomo”; è detto al plurale: “a nostra immagine”, e aggiunto al singolare: “a immagine di Dio”. Così l’uomo si rinnova, nella conoscenza di Dio, secondo l’immagine del suo creatore e, divenuto spirituale, giudica tutte le cose, quelle evidentemente che sono da giudicare, mentre egli non è giudicato da nessuno.

Il tema della riforma di sé sul modello dell’imago Dei c’è anche in De Trinitate XIV, 12 ss. Si noti anche il consueto riferimento trinitario (ovviamente De Trin. XIV, 4-6, e anche in De Gen. ad litt.29), e l’elemento distintivo uomo/animale, quest’ultimo creato, a differenza da Adam, secondo la propria specie.

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Published in: on 21 gennaio 2010 at 12:29  Lascia un commento  
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