PICO DELLA MIRANDOLA, ORATIO, HEPTAPLUS

La lettura moderna dell’imago Dei sembra rappresentata meglio di tutti dall’opera di Pico della Mirandola e dal suo famoso Discorso (1486), cosiddetto De dignitate hominis, nel cui esordio la creazione dell’essere umano ha un ruolo essenziale. Dopo aver creato l’uomo senza averlo potuto fornire di modelli o archetipi, Dio, l’«ottimo artefice»,

«stabilì che a colui cui non si poteva dare nulla di proprio fosse comune quanto apparteneva ai singoli. Prese perciò l’uomo, opera dall’immagine non definita, e postolo nel mezzo del mondo così gli parlò: “Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai scelto. La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio, nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno a quanto è nel mondo. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale perché come libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso nella forma che avrai preferito. Potrai degenerare negli esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini”».

«Statuit tandem optimus artifex, ut cui dari nihil proprium poterat commune esset quicquid privatum singulis fuerat. Igitur hominem accepit indiscretae opus imaginis atque in mundi positum meditulli sic est alloquutus: “Nec certam sedem, nec propriam faciem, nec munus ullum peculiare tibi dedimus, o Adam, ut quam sedem, quam faciem, quae munera tute optaveris, ea, pro voto, pro tua sententia, habeas et possideas. Definita caeteris natura intra praescriptas a nobis leges cohercetur. Tu, nullis angustiis cohercitus, pro tuo arbitrio, in cuius manu te posui, tibi illam prefinies. Medium te mundi posui, ut circumspiceres inde commodius quidquid est in mundo. Nec te celestem neque terrenum, neque mortalem neque immortalem fecimus, ut tui ipsius quasi arbitrarius honorariusque plastes in quam malueris tute formamu effingas. Poteris in inferiora quae sunt bruta degenerare; poteris in superiora quae sunt divina ex tui animi sententia regenerari”». (Testo in latino disponibile sul sito del Progetto Pico).

Che l’uomo sia «opera dall’immagine non definita», di un Dio che abita nell’oscurità (poco più avanti nell’Oratio si parla della « solitaria Patris caligo») costituisce, da parte del giovane Pico, non solo un’invenzione narrativa, ma un’intuizione filosofica e religiosa di grande profondità. Per un ampio commento si veda Pier Cesare Bori, Pluralità delle vie: alle origini del Discorso sulla dignità umana di Pico della Mirandola; testo latino, versione italiana, apparato testuale a cura di Saverio Marchignoli, Milano, Feltrinelli, 2000

Lo stesso Pico, qualche tempo dopo, nel suo meno noto Heptaplus (uno studio recente: C. Black: Pico’s ‘Heptaplus’ and Biblical Hermeneutics, Leiden – Boston, 2006), riprendeva il racconto della creazione in termini diversi, ma anch’essi assai indicativi perché esprimono ancor meglio un mutamento di sensibilità nella cultura dell’epoca, mutamento che appunto si riflette anche nell’interpretazione del racconto della creazione.

«Fin qui dei tre mondi: sopraceleste, celeste e sublunare. Ora bisogna trattare dell’uomo di cui è scritto: “Facciamo l’uomo a nostra immagine”. L’uomo non è tanto un quarto mondo, quasi una creatura nuova quanto il complesso e la sintesi dei tre mondi descritti. È consuetudine praticata di frequente dai re e dai principi della terra, quando hanno fondato una città magnifica e degna di fama, quella di porre in mezzo alla città, a costruzione compiuta, la propria effigie, per modo che possa essere vista e ammirata. Non altrimenti vediamo aver fatto Dio, il Sovrano di tutti che, costruito tutto il meccanismo del mondo, in mezzo ad esso, ultima fra tutte le creature, pose l’uomo formato a sua immagine e somiglianza…».

Per esteso:

«Hactenus de tribus mundis supercaelesti, caelesti ac sublunari. Nunc agendum de homine, de quo est scriptum “Faciamus hominem ad imaginem nostram”, qui non tam quartus est mundus, quasi nova aliqua creatura, quam trium quos diximus complexus et colligatio. Est cui autem plerumque consuetudo a regibus usurpata et principibus terrae, ut si forte magnificam et nobilem civitatem condiderint, iam urbe absoluta, imaginem suam in medio illius visendam omnibus spectandamque constituant. Haud aliter principem omnium Deum fecisse videmus, qui tota mundi machina constructa postremum omnium hominem medio illius statuit ad imaginem suam et similitudinem formatum. […] Est harum omnium simul in unum confluentium naturarum vere divina possessio, ut libeat exclamare illud Mercurii: “Magnum, o Asclepi, miraculum est homo”. Hoc praecipue nomine gloriari humana conditio potest, quo etiam factum ut servire illi nulla creata substantia dedignetur. Huic terra et elementa, huic bruta sunt praesto et famulantur, huic militat caelum, huic salutem bonumque procurant angelicae mentes, siquidem verum est quod scribit Paulus, esse omnes administratorios spiritus in ministerium missos propter eos qui hereditati salutis sunt destinati. Nec mirum alicui videri debet amari illum ab omnibus in quo omnia suum aliquid, immo se tota et sua omnia agnoscunt», Heptaplus, V expositio, caput VI, in: Giovanni Pico, De hominis dignitate, Heptaplus, De ente et uno e scritti vari, ed. E. Garin, Firenze, 1942, ripr. Torino, Aragno Editore, 2004, 300-05).

Pico parte ora da una lettura di Genesi 1,26-28 sotto la prospettiva che oggi potremmo chiamare «teologico-politica»: l’uomo rappresenta il potere divino sulla terra. Il passo indica una direzione che l’esegesi moderna in gran prevalenza abbraccerà. È l’interpretazione cosiddetta funzionale: l’uomo è in funzione del governo della creazione, al posto e in rappresentanza di Dio. È la lettura alternativa a quella, prevalente nel medioevo latino (V. Lossky insisteva sull’approccio diverso della Chiesa d’Oriente al tema dell’imago Dei, cf. il suo classico La teologia mistica della Chiesa d’Oriente. La visione di Dio, tr. it. di M. Girardet, Bologna, il Mulino, 1967, 105ss.), che si fonda sull’analogia cosiddetta psicologica: Dio, Elohīm (plurale: «Facciamo!») è uno e trino, come la mente umana, unica, è composta da memoria, intelletto e volontà Quest’ultima lettura rappresentata da Agostino, con il suo De Trinitate, resa popolare dalle Sententiae di Pietro Lombardo (Magistri Petri Lombardi, Sententiae in IV Libris Distinctae, Editio Tertia, Grottaferrata, Collegii S. Bonaventurae Ad Claras Aquas, 1971, 72: «Tria ostendit esse in anima quae relative dicuntur et aequalia sunt, scilicet memoriam, intelligentiam, dilectionem. “Ecce ergo mens memenit sui, intelligit se, diligit se; hoc si cernimus, cernimus trinitatem: nondum quidem Deum, sed imaginem Dei” [Agostino De Trin. XIV, 8, 11]. Hic enim quaedam apparet trinitas memoriae, intelligentiam et amoris. “Haec igitur tria potissimum tractemus: memoriam, intelligentiam, voluntatem” [ibid. X, 11, 17]») è base di molti commenti, primo fra questi quello di Tommaso. Fa parte di questa linea interpretativa individuare poi nella «similitudo» qualcosa che va oltre la semplice «imago», indicando la piena assimilazione escatologica dei giusti (cfr. Summa theologiae I, q. 93, a. 4), attraverso la conformità al Messia recuperata attraverso la vicenda della storia della salvezza. Pico nell’Heptaplus appunto si distacca dall’antropologia teologica tradizionale. In primo piano appare il “dominium”. Pico mette da parte l’analogia tra la mente umana e la Trinità (che varrebbe anche per gli angeli) e ravvisa l’analogia invece nel fatto che l’uomo, come Dio, contiene tutte le cose, non come causa, ma come “medio”, come microcosmo posto al centro dell’universo. Dunque la centralità, il dominio, il servizio di tutte le creature caratterizzano questa «nuova» immagine di Dio.

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