JOHN LOCKE

Il Primo trattato sul governo di John Locke, pubblicato nel 1690, è dedicato proprio alla lettura di Genesi 1,28, che secondo il suo avversario, Robert Filmer, andava letto nel senso che «Adamo fu monarca del mondo intero», e il capostipite di ogni sovranità. Locke risponde con una lettura di Genesi 1 come fondamento di un’eguaglianza che trova anche supporto nella proprietà privata. È una critica, in direzione «liberale», della concezione del monarca come unico sovrano e proprietario, erede del diritto patriarcale di Adamo:

«§24. In opposition, therefore, to our author’s doctrine, that “Adam was monarch of the whole world,” founded on this place, I shall show 1. That by this grant, Gen. i. 28, God gave no immediate power to Adam over men, over his children, over those of his own species; and so he was not made ruler, or monarch, by this charter. 2. That by this grant God gave him not private dominion over the inferior creatures, but right in common with all mankind; so neither was he monarch upon the account of the property here given him»
«Con quella concessione (Gen. 1,28) Dio non conferì a Adamo alcun potere immediato sugli uomini, sui suoi figli o su quelli della sua specie, e quindi non si può dire che egli fu fatto monarca o governante con quel privilegio. Con quella concessione Dio non gli conferì un dominio privato sulle creature inferiori, ma un diritto in comune con tutto il genere umano e quindi nemmeno si può dire che egli fu monarca in base alla proprietà che qui gli sarebbe stata conferita» (trad. it. John Locke, Primo trattato, IV, in: Due trattati sul governo a cura di L. Pareyson, Torino, UTET, 1948, 85s. )

Il contesto dei Due trattati sul governo mette in luce, accanto al compito di trasformazione della natura attraverso il lavoro, la responsabilità sociale di chi amministra i beni della natura (cfr. R. Ruston, Human Rights and the Image of God, London, SCM Press, 2004) non si tratta di una gretta difesa della proprietà borghese, il punto di partenza è anzi la proprietà comune. Scrive nel Secondo trattato, in un passo che interessa per il riferimento all’immagine divina nell’uomo:

«§ 25. Whether we consider natural reason, which tells us, that men, being once born, have a right to their preservation, and consequently to meat and drink, and such other things as nature affords for their subsistence: or revelation, which gives us an account of those grants God made of the world to Adam, and to Noah, and his sons, it is very clear, that God, as king David says, Psal. cxv. 16. has given the earth to the children of men»
«Sia che consideriamo la ragione naturale, che ci dice che gli uomini, una volta nati, hanno diritto alla loro conservazione, e per conseguenza a mangiare e a bere, e alle altre cose che la natura offre per il loro sostentamento, sia che consideriamo la rivelazione, che ci dà notizia di concessioni che nel mondo Dio fece a Adamo e a Noè e ai suoi figli, risulta chiarissimo che Dio, come dice il re Davide (Salmo 115,16), “ha dato la terra ai figli degni uomini”» ( trad. it. John Locke, Secondo trattato, V, in: Due trattati sul governo…, 254).
Di questo testo è molto interessante anche l’atteggiamento ermeneutico dinanzi alla Scrittura. È stato segnalato uno spostamento di Locke, nel Secondo trattato, in senso razionalistico della nozione di legge naturale, ma a me sembra che l’argomentazione di Locke spazi liberamente tra un piano filosofico a un piano biblico-esegetico. Locke non abbandona la fonte scritturistica, ma la utilizza anche nel discorso filosofico come una specie di fonte per la conoscenza della condizione di natura. Così nella Lettera sulla tolleranza, «…Questo ingiunge l’Evangelo, a questo la ragione indirizza, e questo richiede la naturale comunanza [«fellowship»], in cui siamo nati». ( «This the Gospel enjoins, this reason directs, and this that natural fellowship we are born into requires of us».) Notazione, questa, che vale per molti altri degli autori considerati nel corso della mia esposizione. Il dato biblico: la creazione dell’uomo ad immagine di Dio e il dominio sulle creature, è sempre presente a reggere il ragionamento, sia questo di indole teologica che filosofica, e anzi i confini tra le due discipline appaiono più labili di quanto le categorizzazioni correnti vorrebbero.

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Published in: on 20 gennaio 2010 at 16:54  Lascia un commento  
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