GEORGE FOX

Per la minoranza radicale degli Amici (quaccheri), nel Seicento, il tema del ritorno al Paradiso, del recupero pieno dell’ «imago Dei» era stata estremamente importante: era possibile che la vita umana fosse sin d’ora restituita all’innocenza dell’origine.
Il Journal di Fox (1624-1691) raccontava di una visione che aveva rappresentato il culmine del suo periodo di iniziazione, alla fine degli anni Quaranta del Seicento, in cui egli compiva le sue esperienze fondamentali e definiva i contenuti della sua predicazione. Si noti che il recupero della condizione originaria significa recuperare un nuovo rapporto con la natura e con la società (la professione di medico) La figura di Salomone sta sullo sfondo, cfr. Sap. 7, 17. Si noti anche come il ritorno alla condizione originaria, la restituzione dell’immagine, avvenga attraverso il Messia e in questi si consolidi. La fonte è J.L. Nickalls (ed.), The Journal of George Fox. A revised Edition, Cambridge, Cambridge University Press, 1952, 17s.. Traduzione da P.C. Bori, La visione del Paradiso nel Journal di George Fox, Annali di storia dell’esegesi, 10/1 (1993) 45-59 e P.C. Bori e M. Lollini (a cura di), La società degli amici. Il pensiero dei quaccheri, Milano, Linea d’ombra, 1993.

«Now was I come up in spirit through the flaming sword into the paradise of God. All things were new, and all the creation gave another smell unto me than before, beyond what words can utter. I knew nothing but pureness, and innocency, and righteousness, being renewed up into the image of God by Christ Jesus, so that I say I was come up to the state of Adam which he was in before he fell. The creation was opened to me, and it was showed me how all things had their names according to their nature and virtue. And I was in a stand of mind whether I should practise physic for the good of mankind, seeing the nature and virtues of the creatures were so opened to me by the Lord. But I was immediately taken up in spirit, to see into another or more steadfast state than Adam’s innocency, even into a state in Christ Jesus, that should never fall. And the Lord showed me that such as were faithful to him in the power and light of Christ, should come up into that state in which Adam was before he fell, in which the admirable works of the creation, and the virtues thereof, may be known, through the openings of that divine Word of wisdom and power by which they were made. Great things did the Lord lead me into, and wonderful depths were opened unto me, beyond what can by words be declared; but as people come into subjection to the spirit of God, and grow up in the image and power of the Almighty, they may receive the Word of wisdom, that opens all things, and come to know the hidden unity in the Eternal Being.»

«Potevo dire a quel punto di essere asceso in spirito fino al paradiso di Dio, attraverso la spada fiammeggiante. Tutte le cose erano nuove e tutta la creazione mandava per me un profumo diverso da prima, inesprimibile. Non conoscevo altro che purezza, innocenza e giustizia, essendo stato rinnovato ad immagine di Dio da Gesù Cristo, così da poter dire d’essere asceso alla condizione in cui era Adamo prima della caduta. La creazione era manifesta ai miei occhi e mi fu mostrato come tutte le cose hanno i loro nomi attribuiti loro in base alla loro natura e virtù. Ed ero incerto se dedicarmi alla professione di medico a beneficio dell’umanità, vedendo che mi erano state così manifestate dal Signore la natura e la virtù delle creature. Ma subito fui rapito in spirito, perché conoscessi una condizione diversa e più stabile di quella di Adamo quando era innocente: quella di Gesù Cristo che non sarà mai soggetta a caduta. E il Signore mi mostrò che quelli che gli siano stati fedeli nella potenza e nella luce di Cristo dovranno ascendere a quella condizione in cui viveva Adamo prima della caduta, dove le opere mirabili della creazione e le loro virtù possono essere conosciute attraverso le manifestazioni di quella divina Parola di sapienza e potenza da cui furono create. A grandi cose il Signore mi introdusse, e meravigliose profondità mi furono manifestate, di là da quanto si possa esprimere a parole; ma appena ci si sottomette allo spirito di Dio, e si cresce nell’immagine e nella potenza dell’Onnipotente, si può ricevere la Parola di sapienza, che tutto manifesta, e si può riconoscere la segreta unità dell’Essere Eterno».

Il classico studio di W.C. Braithwaite, The Beginnings of Quakerism, 2 ed., Cambridge 1955 (1a ed. 1912), 38-41, rileva l’importanza della visione paradisiaca, rinviando a R. Jones, Studies in Mystical Religion, 1909. Dobbiamo a Rufus Jones, studioso quacchero di tendenza liberale, nel suo libro Spiritual Reformers in the 16th and 17th Centuries (1914) l’indicazione più precisa e convincente della fonte di Fox: un’autore che Fox non cita mai – non era suo costume – ma che circolava tradotto in Inghilterra precisamente all’epoca delle sue prime esperienze: il mistico Jacob Boehme. Questi aveva avuto,nel 1600, una esperienza analoga. Nell’introduzione del traduttore John Sparrow alle Quaranta questioni, del 1647, si poteva leggere: “Andava nei campi e ivi percepiva le meravigliose opere del creatore nelle segnature, nelle forme, nelle figure e nelle qualità o proprietà (“in signatures, shapes, figures and qualities or properties”) di tutte le cose create manifestate molto chiaramente e semplicemente”. Se poi si vogliono prendere in considerazione scritti un poco successivi alla data della visione di Fox (ma si ricordi che il diario è scritto a grande distanza di tempo), si può confrontare, sempre seguendo R. Jones, la vita di Boehme scritta da Justice Hotham (1653). John Ellistone, inoltre, nel 1649, nell’introduzione alla traduzione delle Epistole di Boehme, presenta un testo ancora più vicino: la conoscenza attinta per la luce divina porta a conoscere le differenti segrete qualità e virtù (“qualities and vertues”) quali sono “nascoste in tutte le cose visibili e corporee, come metalli, minerali, piante ed erbe, le quali potranno essere applicate al loro uso naturale per curare e guarire la natura corrotta e decaduta(“applied to their naturall use for the curing and healing of corrupt and decayed nature”). Anche per il passaggio attraverso la spada di fuoco, e per il “profumo” del paradiso si possono indicare corrispondenze boehmiane. Così anche il riferimento alla Sapienza, alla Sofìa, che manifesta l’unità del creato con Dio, tipico e costantissimo tema di Boehme. È dunque sulla linea mistica, all’interno del protestantesimo stesso, che poteva dunque attenuarsi il pessimismo antropologico della Riforma, non in forza del recupero filosofico della legge naturale antica, ma in forza della fede nella restaurazione escatologica già in atto della condizione creaturale primitiva.

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Published in: on 20 gennaio 2010 at 15:54  Lascia un commento  
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